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Tutti considerano AK una mano meravigliosa e piena di potenzialità: infatti è unanimemente inserita tra le pochissime premium hands presenti nel Texas Hold’Em.
Ma perché è così forte? E soprattutto, tale presunta forza, vale anche nei Sit&Go?
Ebbene, AK è una ottima mano di partenza principalmente per due motivi: rende abbastanza facile il gioco preflop e genera ottime opportunità di gioco sul flop, soprattutto se non si è deep.
Riguardo al preflop è tutto abbastanza intuitivo, infatti si è in difficoltà solo contro AA e KK, mani ora molto rare da incontrare, visto che il pericolo è mitigato dal nostro possesso di due delle otto carte chiave. Delle 12 combinazioni totali di AA e KK, ne restano ora solo 6. Date le brevissime premesse, AK ha il potere di trasformare in un leone anche una pecorella: il sapere di non essere quasi mai messi male, permette di esprimere un gioco molto aggressivo in relativa sicurezza. Ecco la vera forza di AK, poter spingere senza paura crea un valore enorme che nasce dalla Fold Equity.
Sul flop, AK gioca con relativa facilità se non si è deep, una volta su 3 si ottiene una coppia, la quale è sempre la top pair con il miglior kicker possibile. Tutto questo, generalizzando, offre al giocatore una buona opportunità di avere la mano migliore, di vincere grandi somme contro le molte mani dominate e, tutto sommato, anche di poter passare senza tanti rimpianti se la situazione lo richiede, in fondo non si possiede neanche una coppia.
Di contro, sempre parlando superficialmente, sappiate che AK è la mano con cui uscirete più volte dai tornei in vita vostra! Questa affermazione è perfettamente logica.
L’uscita da un torneo coincide solitamente con il possesso di una mano molto forte: AK è la mano forte che avrete più volte in vita vostra (16 combinazioni). Allo stesso tempo è anche la più fragile delle premium hands, dunque è facile affermare che sarà proprio con AK che spesso verrete eliminati dai tornei.
Ma collochiamo queste considerazioni di base nel contesto dei Sit&Go.
A bassi livelli di blinds, le mani forti, valgono poco in generale. Questo vale addirittura per AA. Credo sia intuitivo capire che avere AA a bui 10-20 è quasi irrilevante (contro field decente), mentre averlo a bui 300-600 è una fortuna enorme. Le chips sul tavolo sono sempre 13.500, vincere 30 è ben diverso dal vincere almeno 900 di blinds senza contare le ante.
E AA è molto, ma molto più forte di AK.
A bassi livelli di blinds poi, bisogna anche contare le reverse odds, più è forte la nostra mano e maggiore è la chance di vincere tante chips, ma anche di perderle perché con mani fortissime siamo giustamente poco inclini a foldare, ossia è relativamente facile andare broke. È vero che è più probabile fare double up che perdere tutto, ma fare double up 3 volte non compensa l’andare broke in un paio di occasioni per esempio.
Infatti proteggiamo molto le mani fortissime con sostanziosi raise e cerchiamo di limitare le sorprese, consci che passare quando si è indietro è cosa molto difficile.
Ma AK a questi livelli non è una mano fortissima, dunque dobbiamo proteggerla meno: il vantaggio consiste nel fatto che non siamo disposti ad andare broke.
Inoltre, sappiamo che essere aggressivi nei Sit&Go ad inizio torneo senza mani fortissime è perdente come strategia, dunque scegliamo coscientemente di seguire un gioco molto più prudente.
Ecco che allora, nei primi livelli, AK è una arma spuntata sia preflop che sul flop. Senza la tanta aggressività necessaria per giocare al meglio, giustificata dalla scelta della protezione, molta della Fold Equity si perde per strada. Ossia, si perde per strada la vera forza insita nell’AK.
Esistono però diversi scenari:
1) Siamo primi a parlare: un raise è d’obbligo. A seconda del livello dei vostri opponent, potete decidere di rilanciare per 3 come per 5 volte il big blind. Come detto, abbiamo una mano forte che giustifica un raise, inoltre quando nessuno ha ancora messo chips nel pot, la chance che passino è alta.
Di fronte ad uno o più call, senza coppia sul flop, cerchiamo di puntare meno di mezzo pot testa a testa e facciamo check/fold se abbiamo più di un opponent.
2) C’è stato un solo limp avanti a noi: io consiglio ancora di rilanciare per isolare e giocare contro di lui in posizione. Avremo alzato il pot, ma abbiamo posizione e carte buone.
Anche qui, testa a testa si fa un tentativo, altrimenti check/fold.
3) Ci sono stati molti limp: cosa che capita di frequente nei primi livelli, soprattutto in Sit dal basso buy in, ebbene io consiglio di fare limp a nostra volta. Questa scelta può sembrare bizzarra, ma teorizzo che sia corretta. La probabilità di essere callati è alta anche a fronte di un grande raise, molti hanno già messo delle chips nel pot. Anche essendo in posizione avremo vita difficile su un flop nullo, il pot è ora grande e fare una continuation bet comincia a pesare molto sullo stack.
Di fronte ad un reraise all in preflop, saremmo in forte dubbio.
Giocarsi un flip al primo livello è l’ultima cosa che desideriamo. Contro le coppie, se scende un A o un K difficilmente facciamo double up. Le mani dominate potremmo anche farle passare con il nostro (necessariamente) grande raise preflop. E se sul flop scende un A o un K e siamo di fronte ad AQ non è detto che otteniamo un vero double up, perché di solito giochiamo con molta prudenza visto che abbiamo molta paura di uscire prematuramente dal Sit&Go.
Invece facendo limp, molte delle nostre paure svaniscono, anche se ne subentrano altre. Il tutto però con il pot intorno alle 100/120 chips invece che 350/450 chips.
Ora giocare il flop è semplicissimo se non si ha coppia. Ovviamente check/fold.
Difficile invece giocare se scende un A o un K. Ma c’è una enorme differenza.
Se scende un K, senza texture particolarmente pericolosa, spesso sono disposto a giocare tutte le mie chips, mettendo da parte la prudenza. Anche i players più mediocri non entrano nel colpo con Kx.
Diverso se scende un A: ogni altra carta per terra è un possibile Kicker per fare doppia!
Propendo per un bet forte (2/3 di pot oppure pot) al flop (pot non raisato come da postulato ma con molti players), check al turn e call al river se punta lui, oppure punto io per valore. Non sono disposto ad andare all in. Se punta qualcuno prima di noi al flop, faccio solo call. Se al turn siamo ancora in tanti ed insistono con un bet, ho passato tante volte. Ho certamente mancato delle occasioni, ma mi sono anche salvato tante volte. In sostanza un modo di giocare molto passivo, decisamente e che suscita molto stupore. Qualcuno vi prenderà anche in giro.
Pazienza, la salvaguardia del nostro stack impone rinunce anche pesanti.
4) C’è stato un raise di un player sconosciuto: consiglio di fare call e giocare poi in base al flop. Ora il raise permette di restringere un minimo il range di carte in suo possesso, si ha posizione e possiamo giocare sul flop con relativa semplicità aiutati dalla forza delle nostre carte, se poi riteniamo mediamente di giocare il flop meglio degli altri, a maggior ragione facciamo call. Se scende un A o un K ci consideriamo sempre avanti o quasi. Certo, un flop AQJ unito a ripetute bet può farci passare, ma normalmente non dobbiamo avere paura.
5) C’è stato un raise di un player forte che conosce bene i principi dei Sit&Go: in questo caso il call è escluso, talvolta però faccio overcall. Le opzioni sono fold oppure raise. Laddove il raise sia spropositato (li facciamo anche noi proprio per proteggere), il fold è obbligatorio. Non saremo mai davanti, spesso dietro o in flip. Facendo call sul flop non vinceremo mai il suo resto, perché se anche avesse QQ non pensate neanche per un attimo di stackarlo con un A o K per terra. Una mano dominata non la troveremo mai. Dunque dobbiamo essere fortunati per vincere poco, mentre è facile che perdiamo il resto o parte rilevante dello stack. Situazione pessima.
Se invece il suo raise è timido, vi consiglio di controrilanciare: l’original raiser passerà praticamente il 95% delle volte, 99% delle volte se ci conosce. Io nel passare TT contro un reraise di un regular non ho difficoltà alcuna. Le rare volte in cui invece va all in sul nostro controrilancio (adesso sarà lui a non fare mai call!), allora possiamo fare fold in tutta tranquillità.
Medio Gioco:
Questo è il momento di massimo splendore di AK. La potenza e prepotenza di AK viene sfruttata al meglio a blinds medi. Abbiamo cominciato l’articolo dicendo che più sono alti i bui e maggiore è il valore di una buona mano. In questa fase è perfettamente vero.
A blinds medi infatti il reraising power esiste, e come sappiamo, è uno dei punti di forza della nostra mano. Ovviamente qualsiasi mano ha questo potere se l’opponent folda, il bello di AK è che oltre a non soffrire quasi mai come in premessa di articolo, in questa fase spesso domina moltissime mani! Infatti la maggior parte dei giocatori è ora disposta ad andare all in con AQ, AJ e KQ.
Moltissimi buoni giocatori passano le coppiette piccole in questa fase mentre fanno raise o all in proprio con AQ e AJ.
Di fronte agli all in degli avversari ora dobbiamo fare call praticamente sempre. Le mani più frequenti con cui i nostri opponent vanno all in sono infatti le mani dominate. Se anche siamo in flip, la dead money dei blinds lo rende profittevole, inoltre ora di players ne saranno rimasti circa 6, dunque uscire dal torneo è accettabile.
Se pensate che il Sit&Go perfetto sia quello in cui salite solo grazie a degli steal fatti negli spot giusti, siete fuori strada. Un colpo solitamente bisogna vincerlo per andare In The Money, le rare volte in cui ci riesce l’impresa solo grazie agli steal, ebbene, avrete anche avuto un timing perfetto, ma la fortuna consiste nel non trovare mai mani decenti contro, così come ci vuole un po’ di fortuna nel vincere il colpo.
E veniamo al Finale di Gioco:
Nel finale siamo spesso pronti ad andare all in con any two ed a far call con mani marginali quali A9 e KT, dunque apparentemente c’è poco da discutere: AK è mano che gioca da sola. Vero.
Però qui AK perde alcune delle sue virtù magiche. Infatti se i blinds sono troppo alti, cosa che capita di frequente nei finali dei Sit&Go, la Fold Equity è inesistente facendo reraise.
E AK vive più di Fold Equity che di Showdown Power.
Ecco il paradosso:
AK (contrariamente a tutte le altre premium hands), nei Sit&Go, non aumenta di valore al crescere dei blinds, ha una curva di valore che cresce, ma tende poi a decrescere quando il gioco è quasi nullo alla fine.
Perde la magia che la accompagna, perché tutti i raise sono all in, inoltre i match up in cui si andrà a trovare saranno i più vari. Si assisterà ad all in tra AK contro T4, contro 96, contro J5, anche 72 e così via.
AK è sempre in vantaggio, ma molto meno di quanto si creda. AK si muove con percentuali di vincita intorno al 60-65%, talvolta anche leggermente meno. Sarà difficile che troviate AQ, molto più probabile trovare contro una trash hands: perché se è vero che con AQ l’oppo andrà all in, mentre con la trash hands non è detto, vi comunico che ci sono molte, ma molte più trash hands di ogni altra mano nel mazzo!
Ecco che in questa fase, giusto per ragionare assieme, molto meglio avere coppia di TT che AK. Io faccio call con moltissime mani, ma mi sento di gran lunga meglio nel farlo con coppia di 8 rispetto ad AK: perché i giocatori che hanno comprensione del gioco, molto realisticamente andranno all in con any two cards, dunque una coppia ha una alta possibilità di trovarsi contro una sola overcard o addirittura di combattere contro due under cards. Match up che, nonostante ciò che si racconta in giro, si vince abbastanza agevolmente.
Dunque, facciamo un esempio per esplicitare appieno il paradosso: nel medio gioco, un giocatore che possiede circa 8 big blinds rilancia per 3. Noi abbiamo coppia di 7. Ebbene, la mia scelta è spesso un bel fold: è vero che devo giocarmi un colpo prima o poi, inoltre è anche vero che un flip non è affatto un disastro in questa fase, però con 77 spesso passo. Preflop quel colpo non lo posso vincere facendo shove. Se ha un briciolo di cognizione di causa, dopo aver messo circa il 40% dello stack preflop non passerà mai. Inoltre non è un all in di quelli assolutamente forzati, perché ha ancora 8 blinds.
Con 77 si può passare, mentre con AK è obbligatorio mandare il resto: spesso dominiamo.
In finale di partita, dove tutti hanno 5-6 blinds davanti, io faccio call con coppia di 7 molto più volentieri che con AK, fermo restando che chiamo con entrambe le mani, escluse particolarissime dinamiche di Bubble.
Per concludere, guardate al vostro AK con gioia in ogni fase del torneo, cercate di non perderci il resto a blinds bassi a meno di combinazioni particolari e soprattutto, ricordatevi che nei tornei deep stack e nel cash è invece una mano molto più difficile da giocare. Nei Sit&Go appena salgono i blinds, il gioco è quasi solo preflop, dunque AK è una No Brain. Del resto è la migliore coming hands possibile.
Questo articolo ha certamente dei passaggi opinabili, due cose sono però certe: se a blinds alti, con AK limpate sperando che qualcuno rilanci (è ben diverso dai Tornei, dove si limpa sperando in un raise per fare RERAISE e massimizzare la sperata Fold Equity, qui i raise sono già ALL IN, dunque è follia!), oppure, se state cercando una parte nell’articolo in cui si divide tra AK off e AK suited, allora, spero di trovarvi presto al tavolo!
"Confiteor"
L'articolo è stato scritto per Card Player Italia oggi disponibile in
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